Gay & Bisex
Il segreto della duna calda.
19.11.2025 |
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"La mia mano atterrò sulla sua coscia, risalendo piano fino a incontrare la curva calda e solida del suo culo scoperto..."
Il sole picchiava come un fabbro sull'incudine, e la sabbia della Sardegna Meridionale era incandescente sotto i miei piedi. Ero scappato dal bagnasciuga rumoroso, cercando rifugio tra le dune, queste colline dorate e silenziose che si innalzavano a protezione del lato più selvaggio dell'isola.La tranquillità, però, durò poco. Un’urgenza improvvisa, brutale e inequivocabile, mi attanagliò. Era l'ora, e il mio corpo non ammetteva discussioni. Maledii la mia poca previdenza e mi lanciai verso l'unica salvezza: il lato nascosto delle dune, oltre la linea della macchia mediterranea.
Mentre camminavo con passo sempre più svelto, sentii l'istinto, quel campanello d'allarme che non sbaglia mai, sussurrarmi all'orecchio: non ero solo. Mi voltai, quasi impercettibilmente, e vidi l'ombra di un altro uomo che si muoveva con una sincronia sospetta rispetto al mio passo. Mi stava seguendo.
Perché? Era curiosità, giudizio, o qualcosa di diverso? Non avevo tempo per analizzarlo. La necessità era troppo pressante.
Trovai un cespuglio di lentisco, abbastanza folto da promettere una minima privacy, e mi ci nascosi dietro. Tolsi direttamente il costume e mi abbassai in fretta, liberando il mio corpo dalla tensione con un sospiro che rasentava l'estasi. Ero in quello stato primordiale, nel momento della massima vulnerabilità e sollievo.
E fu in quel preciso istante che l'ombra divenne sostanza.
Il tipo mi aveva raggiunto. Si piantò proprio accanto a me, a pochi centimetri, oltre la barriera naturale di foglie secche. I nostri occhi si incrociarono. I miei, colti in flagrante; i suoi, di un marrone profondo, erano calmi, quasi beffardi. Non c'era giudizio, solo una tacita, incredibile comprensione.
Non disse nulla. Semplicemente, abbassò il costume e si accovacciò accanto a me, assumendo la stessa identica posizione.
Eravamo due sconosciuti, due uomini, a fare la stessa cosa, fianco a fianco, in un silenzio rotto solo dal fruscio del vento e dal suono della nostra stessa attività. Era assurdo, imbarazzante, e in qualche modo, intensamente liberatorio.
Mentre eravamo lì, chini sulla terra, avvenne l'impensabile. Un gesto muto, dettato forse dalla tensione, dalla vicinanza o dalla sfacciataggine del momento condiviso.
Allungai la mano, senza pensarci. Era un movimento lento, quasi meccanico, che cercava un contatto, una conferma che tutto ciò fosse reale. La mia mano atterrò sulla sua coscia, risalendo piano fino a incontrare la curva calda e solida del suo culo scoperto. Lo accarezzai, in un tocco morbido, pieno di un'intimità bizzarra e istantanea.
Contemporaneamente, con la stessa lentezza premeditata, sentii la sua mano muoversi. Mi accarezzò. Il calore del suo palmo sul mio sedere nudo fu una scarica elettrica, un cortocircuito tra l'atto più basso e il contatto più sensuale.
Eravamo lì, due sconosciuti, a scambiarci carezze proibite e clandestine, immersi nel nostro momento più intimo, circondati solo dalla sabbia e dal silenzio delle dune sarde. Era il segreto più sporco e più dolce che avessi mai condiviso.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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